Solitary Man

06/02/09

Lo sto ascoltando da giorni e ancora non riesco a stancarmene. Si tratta di American III: Solitary Man, il terzo album della serie American Recording firmato Johnny Cash e prodotto da Rick Rubin. In molti definiscono il IV capitolo il vero capolavoro della “vecchiaia” cashiana. Eppure questo III capitolo, così intimista, così caldo, quasi romantico e affettuoso come un nonno pronto a stringerti tra le sue braccia e a raccontarti la storia di una vita, non può non essere annoverato tra i migliori della serie americana. Il primo pezzo dell’album ci dice tutto: I won’t back down, pezzo di Tom Petty qui presente all’organo e ai cori. L’album è composto per la maggior parte da cover, si va dai classici di sempre come “One” degli U2 e “The Mercy Seat” di Nick Cave, qui in versioni acusticamente calde da bruciare l’anima più o meno come farebbe una fiamma ossidrica, alla toccante I See A Darkness con Will Odham, autore della canzone, ai cori. Non sono da meno neanche i pezzi firmati Cash tra cui mi va di ricordare la scoppiettante “Coutry Trash”. Tutto acustico, niente elettronica, sintetizzatori, distorsioni, niente di niente. Chitarre acustiche, qualche nota di piano, a volte un organo un violino o una fisarmonica. Il resto lo fa tutto una voce incredibilmente profonda che ti entra dentro e difficilmente esce senza portar via con se un brivido, un sorriso o una lacrima.

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