La musica è morta?
20/12/08
Che il progresso non sia un processo lineare è ormai diffusamente compreso, ma è possibile tornare indietro? La storia umana ce ne ha dato ampie prove. Che la terra fosse rotonda gli antichi l’avevano scoperto millenni fa, poi è stato dimenticato, e quando Colombo partì per scoprire le Indie qualcuno ancora pensava che le navi sarebbero arrivate all’orlo della terra piatta e precipitate nel nulla. La musica dal suo canto sta dimenticando se stessa, ignora le piccole grandi rivoluzioni copernicane operate nel Novecento. La musica dimentica, regredisce al suo stato infantile ma fatica a ritrovare l’innocenza perduta. E’ un bambino ma mostruosamente smaliziato, perverso, nato già vecchio. Oggi siamo di nuovo convinti che la terra della musica sia piatta; non vediamo più le possibilità che si diramano nel tempo e nello spazio, lo spazio si è accorciato, è diventato miope, l’orizzonte si restringe sempre di più.
Ma c’è sempre di mezzo l’utopia. Il virus dell’utopia non è altro che la libertà di pensare che un mondo migliore sia in fin dei conti possibile. Il punto cruciale della nostra storia è in uno sguardo (vedi video in basso, ndr), ma in quello sguardo si è insidiato un elemento nuovo. Hendrix si è semplicemente accorto che sta arrivando qualcuno. Ancora non siamo in grado di distinguere di chi si tratti ma potrebbe essere lo sfidante arrivato a prendere il suo posto, così che la sua anima possa finalmente riposare in pace.
Immagina Bruce Springsteen che guida la Cadillac rosa di Elvis su un’autostrada birmana con a fianco Stanley Kubrick e dietro i Sigur Rós mentre decidono le sorti del mondo.
Immagina Alice che incontra Jerry Cornelius e insieme decidono di cantare Penny Lane sul palco degli dei.
Immagina che Jack Kerouac non sia morto e che stia scrivendo di nascosto un libro che si intitola “On the Net”.
Immagina lo spirito di Nina Simone che s’impossessa di quello di Amy Winehouse e attraverso la sua voce ci racconta quello che succede in paradiso o all’inferno, che poi è la stessa cosa.
Immagina Bob Dylan che dice: “Ragazzi, fin qui abbiamo scherzato, il bello deve ancora venire”.
Quello che avete appena letto è un estratto dall’ultimo libro di Gino Castaldo, “Il buio, il fuoco, il desiderio. Ode in morte della musica “ (Einaudi, 2008). Titolo provocatorio quello di Castaldo che riflette su come la musica nella sua storia sia morta più volte ma sia sempre riuscita a rinascere, come prima, più di prima. Oggi però la musica sembra si sia fermata in un non luogo tra vita o morte, in un purgatorio che permette alla musica di essere sempre e ovunque, in qualsiasi luogo, su qualsiasi supporto, e in realtà di non esserci più. La tesi del libro parte da uno sguardo, fulmineo, dannato, interrogativo, vertiginoso. Siamo all’alba del quarto giorno di Woodstock e dopo appena sessanta secondi dall’inizio di “The Star Spangled Banner”, Hendrix guarda nell’obiettivo e “tutto sembra fermarsi, persino la musica, persino quella sensazionale mescolanza di inno americano e suoni che mimano un bombardamento in Vietnam sembra poca cosa di fronte a quello sguardo. Mettete il fermo immagine e godetevi quell’improvviso silenzio. Hendrix è lì ma è anche altrove. E’ uno sguardo serio, calmo, definitivo, di lucida consapevolezza. In quel momento Hendrix vede tutto quello che c’è da vedere. Vede se stesso morire, vede le guerre che ci sarebbero state, vede la fine della musica, la fine del tempo e vede noi che lo stiamo guardando.”
Se volete ascoltare altri estratti del libro andate qui.
La Musica non muore mai…dove c’è ancora un minimo di cultura , passione , ma anche solo un pezzo di legno e un sasso sul quale percuoterlo allora automaticamente si crea un suono dal quale ricavare musica , ritmo , colore e calore…