Assante colpisce ancora….

Ieri è andata in onda la seconda parte della fiction sulla vita di Rino Gaetano e devo dire che è stato un po’ deludente rispetto alla prima, soprattutto perché ne è uscito fuori un ritratto di Gateano decisamente storpiato, ok romanzare sulla vita ma a un certo punto sembrava di vedere una versione all’italiana di Cobain, cosa che Rino non era anzi; per tutto il film si ha l’impressione che sia una persona incapace di prendere decisioni da solo, un imbecille che invece di fare le scelte giuste fa solo quelle sbagliate, un cantantautore che ha perso il genio creativo e che si accontenta di farsi scrivere le canzoni da altri. Ma Gaetano non era così. Le sue scelte le aveva prese eccome e l’ultimo album ne è la dimostrazione fin dal titolo. E non era, soprattutto, uno che “non aveva scelto da che parte stare” come sembra per tutto il racconto. Sicuramente Gaetano è stato costantemente combattuto tra l’anima “ribelle”, da “indiano metropolitano” e quella più commerciale, ma non ai livelli che la fiction riporta. Avrà anche avuto cattivi rapporti umani, ma la storia narra che quando morì stava per sposarsi con la sua fidanzata, mentre nello sceneggiato muore solo e abbandonato da tutti, tranne che dal padre, con il quale aveva litigato per tutta la vita. E non viene spiegata nemmeno la collocazione “politica” di Gaetano, che era chiaramente in quell’area creativa del movimento che esploderà appunto nel 1977-1978, gli anni del suo successo più grande.
Detto questo va anche detto che Claudio Santamaria è bravo, che ha corso il rischio di ricantare tutte le canzoni e lo ha fatto bene, non da imitatore, e che è stato spalleggiato da un gruppo di attori altrettanto bravi, tranne la Chiatti. Perdonatemi ma quella proprio non la reggo….

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