Consigli…

27/11/07

Ho ascoltato e riascoltato tanti (forse troppi) album in questi giorni che potrei consigliarvi per passare una buona serata/nottata (dipende dalle giornate che fate…): il nuovo dei Subsonica (sarò ripetitivo ma a me ricorda tanto Kid A), quello di Celentano (che i più potrebbero definire il solito polpettone angoscioso e ripetitivo ma vi assicuro che è un signor album), il best di Liga (utile per i giovanissimi ma era proprio necessario?), e invece no, stasera ho deciso di mettermi in loop uno di quegli album che rappresentano un po’ una sicurezza, uno di quegli album che sai che in qualsiasi caso, in qualsiasi occasione hai la certezza di poter trovare lì, pronto ad accoglierti a braccia aperte, pronto a farti emozionare, ancora una volta: The Velvet Underground & Nico.

…mi sogno i sognatori che aspettano la primavera

o qualche altra primavera da aspettare ancora

tra un bicchiere di neve e un caffè come si deve

questo inverno passerà…

   

Due libri che vi consiglio moltissimo:

Storytellers di Paola Maugeri e Luca de Gennaro

E’ un libro figlio del programma di MTV che riporta le interessantissime interviste agli ospiti (Vinicio Capossela, Carmen Consoli, Ligabue, Subsonica….) che si sono susseguiti nelle scorse edizioni oltre a retroscena e riflessioni dei due autori. Consigliatissimo per chi pensa ancora che la musica sia cultura e non un bene di lusso e che la forma canzone sia la “forma d’arte più rivoluzionaria del XX secolo” perché “una canzone dei Beatles o di Dylan non hanno nulla da invidiare ad un quadro di Picasso”.  

33 dischi senza i quali non si può vivere di Ernesto Assante e Gino Castaldo
L’ho preso solo ieri sera e mi sono divorato il primo centinaio di pagine facendomi da solo la scaletta degli album. Il libro non vuole essere una selezione dei “migliori 33 LP di sempre” bensì una selezione da parte dei due giornalisti di Repubblica dei 33 dischi che hanno cambiato le loro vite descritti uno ad uno (più un capitolo,bonus track,dedicato interamente a Imagine): da Revolver ad Highway 61, da Grace a The Dark Side Of The Moon. E’ un racconto molto coinvolgente, a tratti quasi emozionate, anche se spesso sembra che i due abbiano molte più cose da dire e le 5 pagine per LP siano estremamente restrittive (per tanti, non dico tutti ma la maggior parte, ci vorrebbero libri ad hoc). Se ne volete un’assaggio vi consiglio vivamente di scaricarvi i podcast delle lezioni di rock che Assante e Castaldo tengono all’Auditorium di Roma.

 

Assante colpisce ancora….

Ieri è andata in onda la seconda parte della fiction sulla vita di Rino Gaetano e devo dire che è stato un po’ deludente rispetto alla prima, soprattutto perché ne è uscito fuori un ritratto di Gateano decisamente storpiato, ok romanzare sulla vita ma a un certo punto sembrava di vedere una versione all’italiana di Cobain, cosa che Rino non era anzi; per tutto il film si ha l’impressione che sia una persona incapace di prendere decisioni da solo, un imbecille che invece di fare le scelte giuste fa solo quelle sbagliate, un cantantautore che ha perso il genio creativo e che si accontenta di farsi scrivere le canzoni da altri. Ma Gaetano non era così. Le sue scelte le aveva prese eccome e l’ultimo album ne è la dimostrazione fin dal titolo. E non era, soprattutto, uno che “non aveva scelto da che parte stare” come sembra per tutto il racconto. Sicuramente Gaetano è stato costantemente combattuto tra l’anima “ribelle”, da “indiano metropolitano” e quella più commerciale, ma non ai livelli che la fiction riporta. Avrà anche avuto cattivi rapporti umani, ma la storia narra che quando morì stava per sposarsi con la sua fidanzata, mentre nello sceneggiato muore solo e abbandonato da tutti, tranne che dal padre, con il quale aveva litigato per tutta la vita. E non viene spiegata nemmeno la collocazione “politica” di Gaetano, che era chiaramente in quell’area creativa del movimento che esploderà appunto nel 1977-1978, gli anni del suo successo più grande.
Detto questo va anche detto che Claudio Santamaria è bravo, che ha corso il rischio di ricantare tutte le canzoni e lo ha fatto bene, non da imitatore, e che è stato spalleggiato da un gruppo di attori altrettanto bravi, tranne la Chiatti. Perdonatemi ma quella proprio non la reggo….

” Preferisco che le note vengano percepite piuttosto che suonate,
la musica si deve sentire nell’aria prima che nelle orecchie,
se ne deve creare la necessità per poi lentamente soddisfarla. “

Greg Dulli - Afghan Whigs

Ho trovato sul sito di Velvet questo articolo; un modo molto originale per ricordare uno dei nostri intelletuali più acuti di cui si sente più che mai la mancanza.

di Maria Pace Ottieri

Ci sono tanti modi di sentire una mancanza. Tra questi, persino un servizio di moda, una foto in bianco e nero. Ma quello che oggi rende più struggente l’assenza di uno dei nostri intellettuali più acuti è la certezza che solo lui ha saputo capire una modernità sempre più approssimativa.

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