Radioheadate….In Rainbows
25/10/07
Dunque apro questo nuovo spazio per parlare di uno dei gruppi più innovativi, originali e psichedelici degli ultimi 20 anni. Il gruppo in questione (come avrete intuito dal titolo) è l’ormai celebre quintetto proveniente dall’Oxfordshire che è riuscito a vendere milioni di dischi facendo una musica che sfugge per definizione a qualsiasi tipo di etichetta. Ebbene si, quando si parla dei Radiohead si parla di un universo musicale a parte, un universo costruito canzone per canzone dall’incredibile voce di Thom Yorke, dalle infinite soluzioni musicali di Johnny Greenwood (l’uomo chiave dei Radiohead) e dal basso del fratello Colin, dall’acustica di Ed O’Brien e dalle percussioni di Phil Selway, un universo indefinibile, a volte complicato da capire e da accettare, ma che una volta scoperto diventa difficile da abbandonare. Il pretesto per aprire questo spazio nasce dalla pubblicazione del loro ultimo lavoro “In Rainbows”, un album che è un pugno allo stomaco fin dai metodi di produzione e distribuzione. In Rainbows è uno di quei dischi prodotti alla vecchia maniera. I Radiohead non si sono fatti sentire per quatto anni (progetti solisti a parte), si sono chiusi in cantina, un po’ come facevano le band dei college americani, ogni tanto lasciavano sparsi per il web qualche chicca giusto per far placare un po’ le ansie dei radioheadipendenti e poi quando contratti discografici non se ne vedevano all’orizzonte hanno deciso di pubblicarlo soltanto sul web. Fin qui nulla di strano, o meglio, tutto rientra nella norma della podgeneration. E invece no perché ancora una volta i Radiohead sorprendono tutti (forse anche i loro manager): ognuno potrà comprare “In Rainbows” in formato digitale al prezzo che vuole. Libera offerta in libero mercato. Una versione per nostalgici arriverà invece sul mercato il 3 dicembre e conterrà oltre alla versione CD dell’album un EP, due vinili e foto della band autografate. Dunque arriviamo finalmente all’album. Fondamentale premessa dantesca: lasciate ogni speranza, voi ch’entrate. Vi consiglio di non tentare nemmeno di percepire in “In Rainbows” come un album elettronico piuttosto che popacustico o quant’altro. E’ un album dei Radiohead, e lo dicevo prima undefinable for definition. In Rainbows è un pianeta dell’universo Radiohead che può godere di punti più squisitamente pop (Faust Arp) di chitarre rock di cui erano pieni i primi dischi, di una piccola rivincita del batterista Selway che vede finalmente accantonati certi suoni elettronici che in “In Rainbows” lasciano invece spazio a una purezza e a una morbidezza di suono che da all’album un sapore sempre più emozionale e delicato. Pezzi come “Nude” “All I Need” o “House of cards” ricordano moltissimo i primi Radiohead anni ’90, tre pezzi meravigliosi e distribuiti sapientemente da Yorke nella scaletta dell’album; particolare attenzione merita il terzo pezzo sopra citato, una romantica bossanova registrata in lo-fi con una chitarra reggae. È la nota stonata eppure geniale, la “Life In A Glasshouse” di quest’album. Insomma “In Rainbows” è un disco che ha una storia a se, e stando ai primi dati del download i dirigenti della EMI si stanno già mangiando le mani, ma badate bene dal far paragoni con gli altri album, vi ritroverete dispersi tra le selve oscure della musica di Yorke e compagni, complicata, sconsolata, di una bellezza abbagliante, insomma una radioheadata.